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Domenica
12 gennaio
15:00/17:00

 

M

Studio FOCE

di
Alessandro Argnani, Simone Marzocchi, Laura Redaelli

regia
Alessandro Argnani

con
Fallou Diop, Adama Gueye, Simone Marzocchi 

coproduzione
Teatro delle Albe/Ravenna Teatro, Accademia Perduta/ Romagna Teatri, Ker Théatre Mandiaye N’Diaye

dai 4 anni

in collaborazione con LAC edu, Rassegna Senza confini – Teatro Pan

In collaborazione con

Foto: Sara Colciago

Thioro, un cappuccetto rosso senegalese

 

FOCESenza confini

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Thioro, un cappuccetto rosso senegalese è uno spettacolo nato in Senegal, nuova occasione di incontro nel solco del meticciato teatrale del Teatro delle Albe. Una relazione feconda con la terra di origine di Mandiaye Ndiaye, attore della compagnia scomparso nel 2014, con cui le Albe hanno posto le basi del proprio teatro attraversando insieme i canti e i paesaggi d’Africa.

Reinvenzione dal respiro africano di Cappuccetto Rosso, una delle fiabe europee più popolari al mondo e di cui esistono numerose varianti, Thioro, un cappuccetto rosso senegalese evoca soltanto il popolare racconto della bambina che indossa un cappuccio rosso e che, mentre attraversa il bosco per portare provviste alla nonna, incontra un temibile lupo che la inganna. In realtà, in un ritmo pulsante e grazie all’intreccio di diverse lingue, strumenti e immaginari, lo spettatore attraversa non il bosco, ma la savana, e incontra non il lupo, ma Buky la iena, in un viaggio immaginifico e bruciante attraverso l’Africa. Un lavoro che mette in corto circuito la fiaba europea con la tradizione africana, partendo dalla suggestione di come l’origine esatta di Cappuccetto Rosso continui a essere un’incognita, e narrazioni basate o ispirate allo stesso tema possano trovarsi non solo nel folklore europeo, ma anche nella tradizione del Lontano e Medio Oriente e in Africa. Un racconto tradizionale, estratto dal cuore della letteratura orale, che è riuscito senza sforzo e in modo indiscutibile a essere considerato uno dei racconti popolari più famosi di tutti i tempi e che ha rappresentato, e rappresenta ancora, molto più di quello che il lettore o l’ascoltatore comune possono immaginare.

Il pubblico sarà disposto intorno alla scena.

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