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Giovedì
19 dicembre

20:30

Teatro FOCE

testo e regia Renato Sarti

con Laura Curino e Renato Sarti

musiche Carlo Boccadoro

con la preziosa collaborazione dell’Associazione Familiari della Strage di Piazza Fontana

e di Licia Pinelli

si ringrazia Piero Scaramucci, autore del libro Una storia quasi soltanto mia

rassegna in collaborazione con

Foto: Valter Molinaro

Il rumore del silenzio

testo e regia Renato Sarti

FOCE

Il 12 dicembre del 1969, alle 16 e 37, in una filiale della Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano esplose una bomba che causò la morte di 17 persone e ne ferì 88. Si cercò di far ricadere la

responsabilità sui gruppi anarchici, si indicò ingiustamente Pietro Valpreda come “il mostro” della strage, anche se gli ideatori e gli autori erano da individuare negli ambienti della politica estera degli

Stati Uniti e della CIA, dei neofascisti di Ordine Nuovo e della destra eversiva e in alcuni settori “deviati” dei servizi segreti, delle forze dell’ordine, dell’esercito e degli apparati dello Stato. In seguito ai primi arresti, il 15 dicembre l’anarchico Giuseppe Pinelli morì precipitando da una finestra della Questura di Milano. Secondo una ricerca del 2006 condotta dall’ISEC, Istituto Storico dell’Età Contemporanea di Milano, su più di mille studenti milanesi tra i 17 e i 19 anni, il 41% ritiene che la strage di piazza Fontana sia opera delle Brigate Rosse e solo il 6,4% individua nei veri colpevoli gli autori della strage. Il rimanente 53% è suddiviso fra la mafia, i comunisti e persino gli anarchici, che si attestano sul 20%. In un Paese come l’Italia, il fenomeno dell’oblio raggiunge livelli preoccupanti, arrivando a volte al paradosso del capovolgimento: la poca memoria storica non solo non combacia con la verità, ma a volte trasforma gli assassini in santi o in eroi a cui intitolare vie o piazze. La storia della strage di piazza Fontana, ne è un esempio emblematico.

Sul palcoscenico Renato Sarti si farà tramite del dolore dei parenti delle vittime, mentre Laura Curino darà voce alla testimonianza di Licia Rognini, moglie di Giuseppe Pinelli, uomo simbolo della tradizione anarchica libertaria, che nel 2009 fu riconosciuto diciottesima vittima della strage dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

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