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Impulse illumina l'inverno
Impulse illumina l'inverno, inaugurazione 03.12 ore 17:00
LAC Lugano Arte e Cultura
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Intervista a Niels Ackermann

Vincitore Swiss Press Award categoria Internazionale e Fotografo Swiss Press dell'anno 2016

Come è arrivato alla fotografia? Quali sono stati i suoi fotografi di riferimento e quali caratteristiche del loro lavoro ammira in particolare?

Ho comprato la mia macchina fotografica all’età di 13 anni: era una Nikon digitale e ho risparmiato per più di due anni per poterla acquistare. All’epoca, fotografavo soprattutto per integrare degli elementi nei miei lavori grafici. Nel 2003, le manifestazioni a Ginevra contro il G8 di Evian mi hanno portato ad interessarmi alla fotografia di cronaca e alla politica. Negli anni successivi ho fotografato l’attualità politica ginevrina per piacere personale e per per perfezionarmi come autodidatta.

Per me è difficile menzionare fotografi di cui ammiro l’opera per intero, ma sono stato ispirato dalle immagini scattate da Guillaume Herbaut in Albania e in Ucraina, dalle Storie del Donbas di Alex Chekmenev  e dal libro Satellites di Jonas Bendiksen: la copertina di questo libro mi ha sempre fatto sognare, trasportandomi in una dimensione onirica di un campo verdeggiante tempestato da  lucciole bianche che volano davanti ad una scena piena di vita. Da allora, ho sempre sognato di poter scattare un giorno un’immagine altrettanto surrealista. È un po’ il sentimento che ho provato fotografando Yulia e Zhenya che si abbracciano in una nuvola di bolle di sapone davanti alla loro dacia mentre festeggiano il proprio matrimonio (è l'immagine riportata in questa pagina, parte del progetto Les enfants de Tchernobyl sont devenus grands presentato allo Swiss Press Award n.d.r.). Una scena poetica e surrealista che si è svolta davanti ai miei occhi senza che io abbia dovuto fare nulla per crearla.
Durante l’ultima rivoluzione ucraina, sono stato estremamente colpito dal lavoro di Serhyi Lebedinskyi: un approccio estetico molto organizzato che riscrive con raro talento la  ferocia quasi barbara di ciò che è successo a Kiev o nel Donbas occupato.

Come mai l’Ucraina ?

Con l’amico e fotografo Romain Mader viaggiavo tutte le estati per scattare delle fotografie fuori dalla Svizzera. Nel 2009 volevamo allontanarci dall’Europa e andare a scoprire la Russia: per ragioni organizzative e di budget abbiamo ripiegato sull’Ucraina, un paese di cui non sapevamo molto al di fuori di Chernobyl e della rivoluzione arancione. Si è rivelata un’ottima scelta e ci siamo innamorati immediatamente del paese. Pur non parlando una parola di russo o di ucraino, ci siamo fatti moltissimi amici: lo spirito aperto di questo popolo, la sua generosità e la ricchezza delle storie che si possono raccontare di questo paese mi hanno spinto a tornarci sia nel 2010 per coprire le elezioni presidenziali, che nel 2012 per un reportage a Slavtutych. I viaggi sono continuati e si sono intensificati, finché ho conosciuto Yulia che mi ha aperto le porte a tutti i suoi amici e mi ha permesso di scoprire in profondità la vita della gioventù di Kiev dove vivo dal febbraio dello scorso anno.

Con che materiale tecnico lavora ?

Lavoro praticamente sempre con il 35mm. È il mio obbiettivo preferito perché mi permette di mostrare le persone nel loro contesto senza dare troppo spazio all’ambientazione. Più del 90% delle 23'000 foto che ho scattato a Slavutych sono state realizzate con questo obbiettivo, spesso montato su una Canon 5D mk III, anche se mi è capitato di utilizzare altri apparecchi per alcune immagini.

Ci parli del suo prossimo progetto

Dal settembre del 2015 lavoro sul processo di uscita dal comunismo in Ucraina. Se teoricamente questa transizione è iniziata con l’indipendenza del paese nel 1991, ha preso davvero forza solo dopo la rivoluzione del Maidan. Si cambiano nomi alle strade, alle città e si rimuovono i monumenti alla gloria dell’unione sovietica, tutto in un modo abbastanza disorganizzato. C’è un elemento in tutto questo che mi ha particolarmente interessato: cosa succede alle statue di Lenin dopo che sono cadute dal loro piedistallo? Così sono partito insieme al giornalista Sebastien Gobert alla ricerca di queste statue nella loro nuova vita: abbandonate nelle discariche, nascoste nelle foreste, rubate per essere nuovamente fuse, trasformate in un cosacco o in Dart Fener (il cattivo di Star Wars n.d.r.) … ogni monumento racconta una storia, e tutte queste storie raccontano la difficoltà per l’Ucraina di gestire il peso di un passato comunista che ha sempre più subito che scelto.

Un’ultima nota sulla sua fotografia utilizzata per il manifesto dello Swiss Press Photo al LAC

Nel giugno del 2012 sono andato con un amico skater e appassionato di pesca a fare Wakeboard con la sua barca da pescatore sul Dniepr: sulla via del ritorno a Slavutych, Yulia e Ivan si sono seduti dentro la barca sul rimorchio e non ho dovuto fare altro che scattare dal finestrino posteriore della macchina su cui viaggiavamo. Amo questa fotografia perché è un po’ assurda e surrealista, molto in stile ucraino: succedono sempre cose assurde e divertenti in questo paese.

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