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Impulse illumina l'inverno
Impulse illumina l'inverno, inaugurazione 03.12 ore 17:00
LAC Lugano Arte e Cultura
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Intervista all'artista Beni Bischof

Beni Bischof, nato nel 1976 a Widnau, nel Canton San Gallo, è una delle figure più interessanti e singolari della scena artistica svizzera emergente. Vulcanico, pieno di humor, capace di creare immagini di grande potenza visiva, Beni Bischof attinge nella realtà dei media per proporci un universo visivo grottesco e surreale. Premiato agli Swiss Art Awards nel 2009 e nel 2010, nel 2015 ha ricevuto il Premio Manor San Gallo, mentre quest’anno figura tra i Discovery Award ai Rencontre photographiques di Arlès. Sue esposizioni sono state presentate alla Kunsthalle e al Kunstmuseum di San Gallo e al Museum Boijmans Van Beuningen a Rotterdam.

Il punto di partenza dei suoi lavori è costituito da immagini tratte dai media che, attraverso i suoi interventi, assumono una nuova identità. Come procede nel suo lavoro?

La grande quantità di immagini da cui veniamo sommersi ogni giorno, mi innervosisce, mi annoia e mi ispira allo stesso tempo. Sento l’esigenza di commentarle. Per questo motivo le raccolgo, poi, durante il lavoro nell’atelier, queste immagini mi tornano sotto gli occhi e allora cerco di manipolarle.

Nel quadro dell’interesse per la carta stampata si collocano anche i numerosi numeri della fanzine «Lasermagazine». Come è nata l’idea?
L’idea di queste riviste è nata prima che io fossi in qualche modo conosciuto. Rappresentavano per me la possibilità di interagire con la gente e di mostrare il mio lavoro. Faccio tutto da solo. Impaginazione e contenuto. Per cui ogni rivista diventa un piccolo progetto, una piccola esposizione. La rivista non è per me un oggetto di consumo ma diventa una vera e propria opera d’arte. Spesso i singoli quaderni si presentano come numeri unici, all’interno dei quali incollo o disegno delle cose. Tra l’altro la mia prima attività è stata quella di grafico. Questo aspetto artigianale mi interessa da sempre e credo si percepisca nel mio lavoro artistico.

L’umorismo ha un ruolo importante nel suo lavoro, ma accanto all’umorismo, c’è però sempre anche un lato oscuro. Dopo il primo sguardo, ci si accorge infatti che nelle sue opere vi è sempre anche un lato tragico. E, anche se in modo non sempre diretto, emergono spesso anche questioni politiche e sociali. Sovvertire il quotidiano con il sorriso: potrebbe essere questo un modo per definire il suo lavoro?
Si potrebbe dire così. L’umorismo è anche una sorta di cavallo di Troia, attraverso il quale si riesce a far breccia nella mente delle persone più rapidamente e che permette poi agli altri piani di un’opera di dispiegarsi. L’umorismo per me è anche ribellione e anarchia. Per un breve momento distrugge ordine e strutture. Spesso nel mio caso è una sorta di humor noir, oppure un camuffamento della realtà. Thomas Hirschhorn ha detto una volta “tempi precari richiedono un’arte precaria”.

Come dimostra anche questo progetto per il «Corriere del Ticino», lei non lavora solo con le immagini ma anche con le parole.
Certe parole e frasi sono anche immagini. Le parole che risvegliano determinate associazioni visive le trovo particolarmente interessanti. Ci sono parole che possono dispiegare interi mondi visivi. Nei miei libri Texte1 e Texte2 pubblicati dalle edizioni Patrick Frey, ho raccolto testi provenienti dai media, come barzellette, slogan, commenti, titoli, liste. Si viene quasi affaticati da tutte le associazioni e le assurdità con cui si è confrontati. A volte non si sa se piangere o ridere. Un po’ come quando si sta davanti alla TV e si fa zapping: alle notizie sul drammatico esodo di profughi fanno seguito le immagini delle nuove aspiranti top model in Germania. I libri sono una sorta di archivio testuale, e come tali mi servono come spunto per disegni o titoli di opere e mostre.

Intervista a cura di Elio Schenini, co-curatore di "And Now the Good News. Opere dalla Collezione Annette e Peter Nobel"
Pubblicato sul Corriere del Ticino sabato 28 maggio 2016