email facebook twitter google+ linkedin pinterest
Impulse illumina l'inverno
Impulse illumina l'inverno, inaugurazione 03.12 ore 17:00
LAC Lugano Arte e Cultura
Partner principalePartner principale

Intervista a Melania Giglio, acting coach di Pilade

Signora Giglio, cosa vuol dire essere acting coach?

L’acting coach è una figura che non ha ancora preso piede in Italia ma che ha riscosso grande successo nel settore cinematografico. Principalmente si tratta di accompagnare e potenziare gli attori nel loro percorso interpretativo. L’acting coach ha la possibilità di assistere e stimolare l’interprete nel suo percorso di avvicinamento al personaggio, in modo molto più completo rispetto al regista, che molto spesso deve coordinare più aspetti della produzione. Con Daniele abbiamo deciso di sperimentare questa forma di collaborazione che si è rivelata molto proficua.

Quale è stato il punto di partenza per “Pilade”?

L’idea di “Pilade” è nata per onorare Pier Paolo Pasolini, uno dei più grandi poeti del Novecento italiano, in vista del quarantennale della sua morte, sentendo la necessità di confrontarci con il suo linguaggio. Mettere in scena questo spettacolo è stato anche un modo indiretto per rendere omaggio al nostro Maestro scomparso l’anno scorso, Luca Ronconi, con cui Daniele aveva già affrontato “Pilade” in veste di attore. Un gesto involontario ma che ha un significato molto forte per noi. Il Teatro italiano sta vivendo un momento difficile, e mettere in scena un testo di Pasolini con una compagnia di 17 attori under 35, è una vera sfida. Questo è uno dei grandi insegnamenti del Maestro Ronconi che ci esortava a mirare in alto.

Quali sono stati gli aspetti più difficili del lavoro sulla recitazione?

Il Teatro Vascello ci ha dato oltre che spazi produttivi anche spazi per organizzare laboratori e seminari, consentendoci così un percorso di formazione e potenziamento dei nostri giovani attori. Daniele Salvo ha pensato che “Pilade” fosse il testo più adatto proprio perché non ci si confronta con il linguaggio di un drammaturgo, come ad esempio Shakespeare o Goldoni, ma con un linguaggio in versi, che necessita una tecnica attoriale e registica molto diversa rispetto alla drammaturgia classica. Far sì che il linguaggio poetico non diventasse semplicemente letterario è stata una grande sfida. Quando si mettono in scena autori come Pasolini o Ritsos, che quando scrivono per teatro sono più poeti che drammaturghi, spesso il rischio che si corre è quello di proporre uno spettacolo con un linguaggio morto e privo di passionalità. I nostri attori - ed è stata la cosa più difficile da ottenere - hanno reso carne, potenza e azione scenica al linguaggio di Pasolini, vincendo questa sfida alla grande.

Perché venire a vedere “Pilade”?

Il linguaggio di Pasolini non può non toccare perché in qualche modo ti attraversa, non si resta indifferenti rispetto ad un tipo di poesia e forza come questa. Si esce dallo spettacolo diversi da come si entra ed è la cosa più bella che può fare il Teatro.