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Impulse illumina l'inverno, inaugurazione 03.12 ore 17:00
LAC Lugano Arte e Cultura
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Intervista a Marco Martinelli e Alessandro Argnani del Teatro delle Albe

La prossima settimana LuganoInScena presenta la rassegna Teatro delle Albe che verrà aperta da un nuovo appuntamento di LAC incontra - lunedì alle ore 18:30 - con Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, tra i fondatori della compagnia, affiancati dal filosofo e storico dell'arte luganese Jean Soldini, ad introdurre la loro complessa poetica teatrale. Martedì e mercoledì seguiranno il monologo "Slot machine" e lo spettacolo corale "Pantani".
Per l'occasione abbiamo realizzato una doppia intervista con Marco Martinelli, autore e regista dei due spettacoli in scena al LAC, e Alessandro Argnani, attore formatosi all'interno della compagnia stessa.

Signor Martinelli, lei è uno dei fondatori del Teatro delle Albe: come e quando è nato?

M.M.: La compagnia Teatro delle Albe è stato fondata da Ermanna Montanari e il sottoscritto nel 1983. È difficile raccontarle di trent’anni di storia. A essere al centro della nostra complessa poetica sicuramente l’alchimia tra la drammaturgia, la scrittura e chi fa vivere quella scrittura sul palcoscenico. L’attore non è mai un mero esecutore del testo teatrale, è invece qualcuno che combatte corpo a corpo con il poeta, al punto di farne più una messa in vita – come diciamo noi – piuttosto che una messa in scena. L’interprete da vita, carne e cuore alle parole.

Signor Argnani, lei interpreta Doriano nel monologo “Slot machine” ma anche in “Pantani” rappresenta differenti figure che hanno ruotato attorno al ciclista.Ci parli della sua esperienza all’interno del Teatro delle Albe:

A.A.: Ho incontrato il Teatro delle Albe ai tempi del Liceo, quando Marco Martinelli ci venne a trovare con il suo progetto della non-scuola: un’esperienza teatrale-pedagogica rivolta agli studenti delle scuole superiori. Sentire parlare Marco del teatro è stato come una caduta da cavallo. Quell’esperienza è poi diventata la mia professione quando nel 1998 sono entrato nella “bottega” del Teatro delle Albe. Ho imparato l’arte della scena stando sul palco con i miei maestri. Per un attore delle Albe avere la fortuna di masticare, di mettere in scena un testo di Marco è assolutamente una cosa meravigliosa perché quando scrive pensa ai suoi attori.

Al LAC approderete con due spettacoli - martedì al Teatrostudio con “Slot machine” e mercoledì in Sala Teatro con “Pantani” – in apparenza molto diversi ma che in realtà sono entrambi una rilettura della società:

M.M.: Il Teatro nella sua essenza – da Eschilo a Shakespeare, fino a Brecht - è specchio del mondo, della società in cui viviamo. Per noi il Teatro resta questo, non è intrattenimento. Nasce dall’incontro fra teatranti e pubblico e vive con grande forza in questa nostra società fatta di televisione, computer e tecnologia. In tal senso i due lavori “Slot machine” e “Pantani” sono partoriti dalla stessa culla.

A. A.: “Slot machine” è un’opera che non vuole dare un giudizio sui giocatori. Ci siamo resi conto che è veramente un baratro nel quale ognuno di noi può cadere. In Italia incontri tante Las Vegas alla portata di tutti. È un guardare ad una peste dei nostri giorni, con delle grosse responsabilità anche da parte dello Stato. “Pantani” è la storia di un campione che ha esaltato milioni di persone ma che a un certo punto qualcuno ha deciso di far cadere dalla bicicletta. È proprio notizia di questi giorni: sono state trovate intercettazioni telefoniche, in cui un uomo appartenente ad una famiglia della criminalità organizzata dice che lo hanno fatto fermare per una questione legata alle scommesse clandestine. Entrambi gli spettacoli sono un modo di guardare al nostro paese.

Signor Martinelli, da dove trae ispirazione per le sue pièce?

M.M.: Dal mio sguardo sul mondo. “Pantani” è nato parlando con i genitori di Marco, con chi l’aveva conosciuto. Da un terreno composto di tante voci e testimonianze. Allo stesso modo “Slot machine” è nato dall’incontro con tanti giocatori che hanno superato quella fase infernale della loro vita. Il nostro Teatro si mette in ascolto della Società, del Mondo e delle persone.

Signor Martinelli, che cosa l’ha colpita dalla vicenda di Pantani?

M.M.: Non è solo una vicenda individuale, sebbene si riferisca ad un grande mito sportivo. È una vicenda che riguarda la nostra società, l’Italia in particolare, i “pantani” – i fanghi – in cui la nostra Repubblica sta affondando da decenni. Un titolo ambivalente, allusivo e lapidario.

Perché venire a vedere “Slot machine” e “Pantani”?

A.A.: Attraverso la lente del Teatro tocchiamo questioni che hanno e che stanno mutando la nostra Società.

M.M.: Se qualcuno ha sentito una vibrazione, una necessità di vita in quello che ho detto, avrà già tutti i motivi per venire a vederci. Lunedì sera è previsto inoltre un incontro con il nostro carissimo amico e filosofo Jean Soldi, che vive a Lugano, volto ad introdurre i due spettacoli e la nostra poetica.