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Impulse illumina l'inverno
Impulse illumina l'inverno, inaugurazione 03.12 ore 17:00
LAC Lugano Arte e Cultura
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Intervista a Ola Cavagna e Mauro Avogadro, regista e interprete di Ivan Illic

Signora Cavagna, lei ha curato traduzione, adattamento e regia. Quando nasce l’idea di mettere in scena questo testo?

O.C.:
Premetto che sono un’appassionata di Tolstoj, sono una tolstoiana convinta fin dall’infanzia. È l’autore che più mi corrisponde da un punto di vista emotivo, psicologico. Nel 1998 ho condotto un primo studio sul testo. Le condizioni globali dell’allestimento non erano sufficienti, quindi ho optato per sospendere il lavoro. L’anno scorso decisi di fare ancora questo tentativo.   

Come ha affrontato il testo e quali difficoltà ha riscontrato?

O.C.:
Ho ritenuto che mettere in scena solamente “Ivan Illic” non avesse senso, perché il materiale drammaturgico - per rappresentarlo come lo immaginavo io - era insufficiente. Per cui parto da una visione soggettiva di un personaggio che si interroga da uomo moderno sul rapporto che si ha con la morte, vivendo tutte le contraddizioni emotive che ne conseguono, fino ad arrivare ad Ivan Illic.
Mi sono avvalsa anche della collaborazione di due videomaker. Ho cercato di affiancare la parte teatrale a quella visiva, che ha una valenza di narrazione altrettanto importante. Il rapporto tra parola e immagine è assolutamente simbiotica. È stata una grande scommessa.
Francamente non mi sono trovata in particolare difficoltà perché è un autore che amo moltissimo. Ho anche due attori di serie A: con Mauro Avogadro ho un rapporto ormai quarantennale e Nicola Bortolotti è stato un nostro allievo. Con entrambi ho un’affinità di intenti. È chiaro che affrontare un testo letterariodi tale portata e farne una versione teatrale, richiede uno sforzo non indifferente. Tutte le difficoltà sono state comunque affrontate con molta serenità, anche grazie alla preparazione dei due attori che vengono da esperienza ronconiana, quindi sanno gestire molto bene la parola.

Signor Avogadro, lei si è diplomato all’Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico di Roma. Chi/che cosa lo ha reso la persona che è oggi?

Senz'altro la figura che più ha segnato il mio percorso artistico è stato Luca Ronconi. Parallelamente alla mia attività di regista e attore, mi dedico da 25 anni all’insegnamento. Fino al 2010 ho diretto la Scuola per attori del Teatro Stabile di Torino, lasciatami in eredità da Ronconi. Da qualche anno insegno recitazione e interpretazione scenica alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano. Ho avuto la grande fortuna di lavorare con i maesti veri, a partire da Ronconi stesso, e di aver lavorato tre anni con la Compagnia dei Giovani fondata da Giorgio De Lullo, Romolo Valli, Rossella Falk e Anna Maria Guarnieri. Ho avuto la fortuna e la voglia di scegliere tutte esperienze che avessero un rapporto con l’arte della scena e non solo con la professione tout court.

Ci parli del suo personaggio. Quali difficoltà ha riscontrato nell’interpretarlo?

M.A.:

Le difficoltà sono tante. È chiaro che mettere in scena “Ivan Illic” che è un capolavoro della letteratura è un grosso scoglio. Per arrivare a Ivan Illic si passa attraverso altri capolavori di Tolstoj, non ultimi “Guerra e pace” o “Anna Karenina”. È un viaggio attraverso tutte le contraddizioni che può avere un essere umano e in particolare con la non accettazione della morte.

Perché venire a vedere “Ivan Illic”?

M.A.:

Innanzitutto per la grande originalità dell’immagine: la scenografia è in parte virtuale e le immagini proiettate non sono decorative, ma sono parte integrante del racconto drammaturgico. In secondo luogo perché si tratta ancora di teatro di parola, al giorno d’oggi quasi marginale. Spero che la mia esperienza - ormai quasi sessantennale - d’amore per il teatro di parola e per quello che la parola può comunicare a teatro possa risvegliare un interesse.

O.C.:

Nel mondo contemporaneo vogliamo credere di essere tutti eterni e non vogliamo affrontare la morte. Si dice “è passata a migliore vita”, “ci ha lasciato…”, non si usa mai la parola morte perché ci fa paura. In realtà non c’è vita senza morte. Ivan Illic questo lo capisce alla fine della sua vita. La maggior parte degli spettacoli teatrali che circola è d’intrattenimento. “Ivan Illic” non lo è. Si tratta di uno spettacolo che fa riflettere, ma in cui si sorride anche. Spero di essere riuscita a creare uno spettacolo piacevole!