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Impulse illumina l'inverno
Impulse illumina l'inverno, inaugurazione 03.12 ore 17:00
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Intervista a Michela Lucenti e Maurizio Camilli di Balletto Civile

La rassegna di danza prosegue con lo spettacolo “L’amore segreto di Ofelia” danzato dal Balletto Civile. Michela Lucenti e Maurizio Camilli ci regalano uno spaccato della loro storia in quest’intervista.

Signor Camilli ci racconti di come nasce il Balletto Civile:

Il Balletto Civile è un progetto artistico che nasce per volontà mia e di Michela Lucenti – regista, coreografa e danzatrice ligure – nel 2003, con l’intenzione di creare un teatro in cui diversi linguaggi concorrono insieme a raccontare una storia, un evento, un’opinione sul palcoscenico. Dall’anno scorso siamo in residenza per tre anni al Teatro della Tosse a Genova.

Partendo dall'omonimo testo di Steven Berkoff, darete vita ad un segreto e ipotetico carteggio tra gli amanti Ofelia e Amleto, liberamente ispirato alla celebre tragedia "The Tragedy of Hamlet, Prince of Denmark" scritta da William Shakespeare. Come avete tradotto le parole in danza?

La cosa interessante è che Steven Berkoff prende spunto da uno scambio di lettere che si trova all’interno della tragedia dell’Amleto, immaginandosi uno scambio di corrispondenza molto più voluminoso. Con questo espediente ricostruisce tutta la storia dell’Amleto. Siamo stati molto fedeli al testo: nonostante lo stesso Berkoff fosse all’inizio dubbioso della nostra proposta, quando lo ha visto a Milano ne è rimasto molto contento. La sua lingua è molto poetica. Le sue parole si prestano per contrasto a un tipo di lavoro fisico molto concreto. Abbiamo quindi cercato di ancorare la parola sulla concretezza fisica, giocando su tensioni tra parola aulica e corpo di grande concretezza. Il nostro Amleto è un artigiano, un fabbro, che indossa un pesante grembiule di gomma. Ofelia è una creatura apparentemente fragile che però poi in realtà possiede una forza e una determinazione fisica non scontata.

Qual è la difficoltà maggiormente riscontrata?

Sicuramente rapportarci al testo. Sono 39 lettere che hanno un valore letterario/teatrale molto alto. Siamo stati costretti a fare tagli e riduzioni sui cui abbiamo dovuto riflettere molto e ponderare le nostre scelte perché necessitavamo ogni volta dell’autorizzazione dell’autore. L’idea di una traduzione fisica delle sue parole è stato faticoso, ma chiaramente anche interessante e divertente.

Che senso dà al rapporto tra Teatro e Danza?

Per quanto ci riguarda non esistono grosse barriere tra queste due parole. Non li consideriamo come due generi distinti, ci piace giocare con questi “stati della scena”, ci piace che dialoghino insieme, che si aiutino consapevolmente a vicenda, permettendo che a volte sia più uno o l’altro ad emergere, ma che entrambi concorrano alla visione totale dello spettacolo per cercare di stare in relazione con il pubblico.

Signora Lucenti lei ha formazione di danza classica e nel suo percorso ha incontrato personaggi di spicco come Pina Bausch e Jerzy Grotowski, che cosa significa per una coreografa portare la sua esperienza all’interno di un testo drammaturgico?

Il rapporto con il Teatro è cominciato molto presto. Nel 1990 inizio a frequentare la scuola biennale del Teatro Stabile di Genova. Fin da subito sento il bisogno di creare una connessione profonda tra danza e teatro. Costruire una partitura classica - cioè precisa, minuziosa -  e anche l’idea di avere un corpo preparato, di creare un’immagine molto rigorosa che non si distacchi dall’intenzione teatrale.

Perché venire a vedere “L’amore segreto di Ofelia”?

È una storia d’amore bellissima, struggente, molto vitale e anche se non finisce bene, è qualcosa di molto poco intellettuale, ma fortemente fisico e giovanile. L’idea di Berkoff di ricavare dal testo Shakespeariano questa incognita che rimane sospesa è bellissima. Pensare che dietro Amleto ci sia non solo il tenebroso Principe ma anche un uomo giovane e vitale che ha una voglia incredibile di innamorarsi anche.