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Impulse illumina l'inverno
Impulse illumina l'inverno, inaugurazione 03.12 ore 17:00
LAC Lugano Arte e Cultura
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Intervista a Alessio Maria Romano, regista dello spettacolo Dispersi prima TANZ

Sabato 6 febbraio alle ore 20:30 nel Teatrostudio prenderà vita, tra corpi e pensieri differenti lo spettacolo “Dispersi prima TANZ” di Alessio Maria Romano. Un gruppo di uomini muove “pensiero e corpo” in un’azione continua al confine fra un mondo reale ed uno onirico. I movimenti sono frammentati e i pensieri finiscono in pezzi, senza più un ordine né un senso, tesi alla ricerca di un contatto e di possibilità comunicative. Il corpo e il suo movimento sono la fonte primaria di ricerca e il principale linguaggio poetico della A.M.R. company; le favole dimenticate sono invece il suo modo di ricordare.

Come è nata la A.M.R. company? Quali sono le vostre finalità?

La A.M.R. (Alessio Maria Romano) company nasce nella semplicità. Fino al progetto di “Dispersi prima TANZ” mi ero sempre appoggiato ad altre realtà preesistenti. In particolare per “Il maleficio”, un mio solo che ho portato alla Triennale d’arte contemporanea a Milano. Ho sentito poi fortemente il bisogno di ascoltarmi e capire quale fosse il mio vero desiderio cioè quello di fondare una realtà più mia, dove concedermi più tempo per lo studio, l’osservazione, la ricerca e per perlustrare che cosa ci stimola/emoziona realmente. Qualche anno fa mi sono completamente dedicato alla pedagogia. A.M.R. è infatti formata dal sottoscritto e in parte da miei ex allievi. È molto interessante confrontarmi con i loro bisogni, le loro necessità e i loro desideri rispetto al corpo, al lavoro, alla danza e al teatro, non più come insegnante ma come collega. Un bell’incontro generazionale!

Come scopri la passione per la danza?

Mi sono diplomato come attore presso la Scuola del Teatro Stabile di Torino e mi sono perfezionato poi con Luca Ronconi. Durante la mia formazione, la mia strada si incrocia con persone molto importanti come Maria Consagra e Raffaella Giordana che mi aprono sentieri completamente nuovi. Imparo ad ascoltare il mio corpo in un altro modo e da subito mi rendo conto che con la mia struttura fisica – magro e alto quasi 190 cm – potevo fare e giocare. Mosso dal bisogno di approfondire, mi trasferisco a New York dove mi diplomo in “Analisi del Movimento Laban/Bartenieff”. Lavoro anche molto per i registi, realizzo i movimenti scenici – coreografie effettive - di diverse produzioni teatrali.

Come ti conquista la tecnica Laban?

L’atteggiamento di curiosità che la tecnica Laban/Bartenieff ha rispetto al movimento umano in generale, non legandosi per forza a uno stile o a una poetica, ma concentradosi sull’azione umana, al camminare, al muoversi. L’osservare l’essere umano quasi ossessivamente, il suo movimento e le sue leggi, mi pone quasi più come un ricercatore che un artista. Come si può poi trasformare quanto scoperto in poetica? Quello che raccontiamo è qualcosa che ha vedere con il sogno, un mondo onirico al di là della realtà, una realtà trasformata.

Parlaci del tuo progetto “Dispersi prima TANZ” che debutterà domani sera al LAC

È una creazione collettiva di ricerca, nel senso che il danzatore Filippo Porro e gli attori Isacco Venturini e Giulio Cavallini sono creatori totalmente insieme a me. A volte invito artisti dalle più disparate personalità a creare nella mia casa in Sicilia. Ci prendiamo il tempo che questa società non ci concede più: mangiamo insieme, viviamo insieme, ecc. Quest’estate abbiamo sentito la necessità di girare la Sicilia nel suo degrado totale: le spiagge siciliane purtroppo protagoniste della cronaca nera con gli immigrati, immondizia gettata ovunque, luoghi completamente abbandonati. Come potete vedere nel video abbiamo deciso di raccontare questi luoghi – partendo dall’improvvisazione - con il movimento. Ci siamo chiesti: cosa stiamo a fare qua? Dove siamo? Perché non amiamo più? Perché non incontriamo mai l’altro? Perché gli altri ci sfuggono? Come internet e il cellulare stanno mutando il nostro modo di relazionarci? Perché sentiamo continuamente la necessità di incontrare l’altro, di ripetere le stesse azioni, costretti a reiterare sempre le stesse dinamiche, ma riusciamo ad uscirne soltanto con una guerra o un atto violento? Abbiamo letto e studiato. Lo spettacolo è il risultato di queste nostre ricerche: in scena quattro uomini dispersi che a volte si raccontano i loro piccoli sogni. 

Danza e teatro possono trovare quindi un loro punto d’incontro?

Sì, il nostro è un tentativo di capire l’unione tra queste due cose, in particolare l’unione fra la persona, il movimento, l’ascolto, e l’altro – la ricerca dell’altro. Che cos’è la danza? Una quotidianità di movimento trasformato.

Dove prendi spunto per le tue creazioni?

Ovunque. Sedendomi sulle panchine degli aeroporti o della stazione centrale di Milano. Osservando gli altri, come si muovono e camminano nel frastuono della città. È un difetto che ho da tempo. Nel movimento di ogni giorno vedo azioni che possono diventare oniriche, che possono diventare altro. Cosa accadrebbe se queste persone camminassero in un altro modo o continuassero a correre o iniziassero a saltare? Dall’osservazione di quello che succede giornalmente scopro l’amore per quello che vuol dire danza.

Perché venire a vedervi?

Fino a che punto volete arrivare a stimolare la vostra curiosità? Il movimento è di tutti. Tutti possono appropriarsi di un modo di danzare, di muoversi.