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Impulse illumina l'inverno
Impulse illumina l'inverno, inaugurazione 03.12 ore 17:00
LAC Lugano Arte e Cultura
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Intervista a Mauro Santopietro, regista di Adamo & Eva

Venerdì 15 gennaio alle ore 20:30 nel Teatrostudio del LAC si completerà il focus “Sacro contemporaneo” -dedicato alla rivisitazione in chiave attuale delle Sacre Scritture - con lo spettacolo “Adamo & Eva” firmato da Mauro Santopietro. In una scenografia affascinante e misteriosa, tra invitanti e succose mele, in sette quadri- come sette sono i giorni in cui Dio creò il mondo, quanto il tempo che Adamo ed Eva impiegarono ad allontanarsi dal Paradiso - i protagonisti attraverseranno momenti cruciali della storia dell'uomo e della sua evoluzione, saltando di epoca in epoca, fino ad arrivare al contemporaneo. Nell’intervista che segue Mauro Santopietro, 33 anni, racconta il suo iter artistico, il suo modo di approcciarsi al Teatro - sia come regista che attore che autore – e ci introduce al suo spettacolo.

Qual è stata la sua formazione? A quale esigenza risponde il suo Teatro?

Mi sono diplomato in recitazione all’Accademia nazionale di Arte Drammatica Silvio D’Amico dieci anni fa. Imbocco poi la strada della scrittura nel 2008 vincendo una borsa di studio europea, che mi ha permesso di studiare con insegnanti di alto livello come ad esempio Vincenzo Cerami. Nel 2010 ho frequentato un “laboratorio di drammaturgia permanente” in qualità di attore diretto da Letizia Russo e Fausto Paravidino. Durante il mio percorso mi allontano sempre più dalla recitazione a favore della scrittura. Sentivo l’esigenza di dover raccontare le mie storie, forse stuzzicato dalle criticità di un sistema dove la tanto bistrattata parola “drammaturgia contemporanea” aveva proprio il bisogno di trovare nuove storie e riscritture di vecchie. Passione per il mio primo amore, cioè la recitazione, o per la scrittura? Non perché sia più portato a scrivere, ma trovo che la pagina bianca sia più affascinante rispetto a quella scritta. Mi permette più libertà nell’affrontare la mia ricerca teatrale.

Nel 2010 ha frequentato quindi un laboratorio con il regista Fausto Paravidino che ha presentato ieri al LAC “Il macello di Giobbe”, anche proposto nell’ambito del focus “Sacro contemporaneo”.

Il laboratorio è durato circa un mese. L’incontro con Fausto è stato quindi breve. Sono rimasto però molto colpito dalla sua capacità di attraversare la storia cercando di costruire dei ponti, non solo fra i ruoli di regista, attore e drammaturgo, ma anche quelli da esplorare tra una parola e l’altra, tra un costrutto e un altro, tra una sequenza e un’altra, cercando di affrontare più nodi drammatici possibili.

Perché ripartire dalla prima coppia di tutti i tempi? Come hai sviluppato il testo teatrale?

Sono affascinato dagli archetipi. Mi ritrovo sempre a narrare di personaggi biblici. Sono figure raccontate benissimo ed appartengono ancora oggi al quotidiano…più di quanto si possa pensare! Desideravo affrontare una storia d’amore e ho cercato di capire perché oggi sia così difficile stare assieme. Traendo spunto da quanto avevo vissuto “sulla mia pelle” nelle mie storie passate, ho analizzato la differenza tra passione e sentimento. Quando la passione finisce all’interno di una storia d’amore, non si riesce ad andare avanti. Ma se il sentimento resta, perché la storia finisce? Ho cercato di lavorare sugli archetipi di Adamo ed Eva proiettandoli in epoche differenti fino al contemporaneo. Studiandoli ho realizzato che Adamo che Eva sono vissuti diversi secoli, i loro figli leggermente meno, i figli dei loro figli ancora meno, e così via…l’allontanamento da Dio, dalla prima fonte di Amore – forse quello puro - , ha portato pian piano l’essere umano a conoscere sempre prima la morte. È come se Adamo ed Eva rappresentassero la base di un triangolo, dove il vertice è Dio che rappresenta l’azione, il motivo, l’aspirazione. Se quest’aspirazione comune viene a mancare, la coppia vacilla e crolla.

Per il testo ho individuato sette momenti in cui mi sembra che l’uomo si sia allontanato da Dio. Ho voluto rappresentare la crescita dei personaggi scegliendo sette età differenti. Nella pièce, Adamo ed Eva – interpretati dal sottoscritto e dalla bravissima Alessia Giangiuliani – inizialmente sono su un’altalena legati a delle corde. Dal Paradiso, epoca dopo epoca, queste corde si sciolgono quasi a simboleggiare il legame con Dio e il rapporto tra l’uomo e la donna, che pian piano si sgretolano fino ad arrivare al Nazismo dove l’uomo sembra sostituirsi a Dio.

È un testo poetico, giocato e in qualche modo amorale, ma romantico perché parla appunto della differenza tra sentimento e passione. La poesia è un materiale che nessuno più affronta, ma che ti permette di lavorare sull’archetipo, sull’ancestrale, su quelle che sono le paure e i desideri dell’uomo.

Quali difficoltà hai riscontrato nel costruire il tuo personaggio Adamo?

La difficoltà principale è stata rapportarmi ad un testo che avevo scritto io. Mi mancava quella parte di non-conosciuto sui cui muovermi, fantasticare e costruire.

Perché venire a vedere “Adamo & Eva”?

Prometto di raccontare almeno un momento della vita di coppia vissuta da parte di ognuno. Moltissime donne sono venute da me a fine spettacolo e mi hanno detto che avevo colto delle sfaccettature dell’animo femminile molto profonde. Il pubblico si spacca a metà: c’è chi dà ragione ad Adamo, chi ad Eva… in realtà penso che nessuno dei due abbia ragione o forse entrambi ne hanno. Vi divertirete e allo stesso tempo vi faremo commuovere.