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Impulse illumina l'inverno
Impulse illumina l'inverno, inaugurazione 03.12 ore 17:00
LAC Lugano Arte e Cultura
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Intervista a Manuel Frattini protagonista di Pinocchio, il grande musical

Ormai prossimo alle 500 repliche, il musical “Pinocchio” vede in scena nell’edizione 2015 un cast di grandissimo talento completamente rinnovato tranne che per il protagonista principale. Abbiamo incontrato per voi Manuel Frattini, che interpreta il celebre burattino di legno nato dalla penna dell’italiano Carlo Collodi.

Tutti noi abbiamo letto da piccoli la storia di Pinocchio. È una fiaba che porta nel cuore da quando è ragazzino?

È una favola che non ho mai amato particolarmente da bambino. Forse a quell’età non siamo in grado di leggere quello che questa storia ci racconta tra le righe. Percepivo solo quello che mi succedeva nella quotidianità: “non fare questo, non fare quello…se dici le bugie ti cresce il naso.” Entrando nei panni di Pinocchio, l’ho rivalutata totalmente. Collodi pone sicuramente uno sguardo particolare su valori come la famiglia, l’amicizia e - considerando che Pinocchio è “il diverso” - anche il rispetto della diversità. Le sue avventure sono quindi di grande attualità. Questo spettacolo è stato per me in qualche modo terapeutico e mi ha offerto una notevole crescita artistica, proprio perché  è un personaggio ricco di sfumature che viaggia attraverso tante sfere emotive.

Quanta libertà di improvvisazione le ha concesso il regista Saverio Marconi?

Pinocchio è stato uno spettacolo che ha avuto un’incubazione molto lunga: abbiamo lavorato molto sul testo e sulle canzoni. Dopo essere andati in scena con un workshop dove lo spettacolo durava quasi 3 ore ed aver capito le dinamiche e gli equilibri che questo musical doveva avere, siamo arrivati a quello che è oggi. Marconi mi ha ovviamente consegnato un copione, ma è un regista al quale piace molto collaborare e avere spunti dall’attore. Inizialmente ho cercato che fisicità dare al mio personaggio, poi, come sempre, ho lasciato che l’istinto mi prendesse per mano.  Non dovrei essere io a dirlo, ma il mio Pinocchio è un personaggio che intenerisce, emoziona, a cui a distanza di anni la gente continua ad essere molto affezionata.

Ci racconti la sua storia e di come ha assaporato il sogno americano ...

“Pinocchio” ha varcato i confini arrivando fino a Seoul e a New York.  Erano 46 anni che uno spettacolo italiano non approdava su suolo americano.
L’Italia non vanta una tradizione del genere musical paragonabile a quella americana. Nasco quindi come ballerino e maturo dapprima una lunga esperienza in televisione. Nel 1991 debutto in “A Chorus line” sotto la guida di Saverio Marconi. “Pinocchio” ha dato il via in Italia alla serie di spettacoli del cosiddetto filone “fantasy”. Ho impersonato ad esempio Robin Hood, Aladin e Peter Pan. Mi sono piacevolmente rassegnato di essere affetto dalla sindrome di Peter Pan. Questa voglia di non crescere, favorita dal mio lavoro, mi permette di avere sempre uno spirito giovane. Piacevolmente rassegnato quindi ad interpretare personaggi sempre molto impegnativi fisicamente: durante Pinocchio non esco praticamente mai di scena. Sono felice di essere diventato il punto di riferimento di tanti giovanissimi che con i miei spettacoli hanno scoperto il fascino e la meraviglia del Teatro e magari il desiderio di intraprendere la mia stessa professione.

Qual è la sua scena preferita?

Sicuramente quella finale. Ad un certo punto Pinocchio prende consapevolezza del fatto che non potrà crescere perché Geppetto, suo padre, gli dice “I burattini non crescono, rimarrai così per sempre”. Pinocchio si rivolge alla luna che lo ha fatto nascere, colpendo un albero, chiedendogli se allora non sarebbe stato meglio ritornare ad essere un albero, che può crescere e sognare avere le foglie ad ogni primavera. Un momento molto tenero e intimo. Le musiche e le canzoni, divinamente scritte da i Pooh, creano un’atmosfera speciale alla quale sono particolarmente legato.

Perché venire a vedere questo musical?

Senza peccare di presunzione, è uno spettacolo che ha raccolto molti consensi e ha gli ingredienti giusti per fare emozionare, divertire e regalare la spensieratezza che ci meritiamo tutti in questo periodo. Quindi chiudiamo le porte del teatro alle spalle e torniamo un po’ bambini.
Faccio tournée dal 1991 e sono stato ospite a Lugano con diversi spettacoli. Sarà la prima volta nella nuova Sala Teatro del LAC e non vedo l’ora perché me ne hanno parlato benissimo.