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Impulse illumina l'inverno
Impulse illumina l'inverno, inaugurazione 03.12 ore 17:00
LAC Lugano Arte e Cultura
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Intervista a Fausto Russo Alesi

Uno dei protagonisti dello spettacolo Gabbiano di Čechov, per la regia di Carmelo Rifici, ci racconta il suo personaggio.

Già nel 2004 ha interpretato un personaggio de Il Gabbiano di Anton Čechov, il giovane ed irrequieto Kostja. A distanza di 10 anni, com’è recitare nella parte dello scrittore di successo Trigorin?

Devo dire che quando Carmelo Rifici mi ha chiamato, dicendomi che aveva in progetto di mettere in scena Il Gabbiano di Anton Čechov e che mi voleva per il ruolo di Trigorin, mi ha fatto effetto. Innanzitutto perché è uno spettacolo che ho amato moltissimo, e poi perché non mi era mai capitato di interpretare due ruoli diversi di uno stesso testo teatrale.

Sono molto felice di questa opportunità, sia per lavorare insieme a Carmelo e ad una compagnia bellissima, sia perché è raro conoscere bene un testo perché lo hai lavorato già per tanto tempo con la direzione di un grande maestro come il regista Nekrosius. Avrò la possibilità di lavorarci ancora, guardandolo da un altro punto di vista, perché fondamentalmente, come Carmelo sottolinea, Kostja e Trigorin sono due facce della stessa medaglia.

Trigorin è un ruolo che sicuramente allora non avrei potuto interpretare. È un ruolo giusto per l’età che ho adesso, perché affronta tematiche che mi riguardano.

Compito facile o difficile? Parto dal presupposto che un autore come Čechov era un genio, per cui riuscire a restituire a pieno uno dei suoi grandissimi personaggi è sempre una stimolante sfida. Una sfida che sono contento di intraprendere perché penso che la lettura di Carmelo de Il Gabbiano sia molto bella, molto efficace, e la condivido.

Chi è Trigorin e cosa vuol dire il suo personaggio oggi?

Trigorin è uno scrittore di successo, della mia età, che ama pescare ed è ossessionato dalla scrittura. Ogni cosa che vive, vede e incontra, la utilizza e cerca di trovare il modo per poterla sfruttare. Per lui la vita è un banco di prova dei suoi testi, e i suoi testi sono la sua vita. Se non potesse concedersi totalmente alla sua ossessione artistica, ne morirebbe. Ciononostante Trigorin è personaggio estremamente umano. Nel suo lavoro traspare il bisogno di trovare un’identità.

Nel momento in cui lo vediamo, nello spettacolo, è sicuramente in crisi artistica e ne è consapevole. Penso che il suo seguire Arkadina alla tenuta in riva al lago sia proprio un modo per andare alla ricerca di linfa artistica. Ha bisogno di essere nuovamente ispirato.

Le tematiche che si affrontano ne Il Gabbiano, e che riguardano anche il mio personaggio, sono molteplici. C’è la paura di invecchiare, della morte, di perdere le cose che hai acquisito. Trigorin, essendo un autore di successo, ha senz’altro paura di perdere ciò che ha conquistato. I personaggi di Gabbiano sono come degli animali che lottano per la sopravvivenza, non rinuncerebbero mai a qualche cosa che si sono guadagnati. Ambiscono inoltre ad un’eterna giovinezza, vitalità, potenza della vita, come se il successo significasse anche assicurarsi l’eternità.

Che indicazioni le ha dato Carmelo Rifici per interpretare il suo personaggio?

In questo testo di Čechov, la rappresentazione è qualche cosa di indispensabile per tutti i personaggi, come se il desiderio di essere qualcun’altro da sé fosse per loro fondamentale. Carmelo mi ha chiesto quindi di restituire questo concetto in alcuni passaggi del testo.

Dovrò soprattutto esprimere la sua umanità. C’è una lunga scena con Nina, dove Carmelo mi ha invitato a cercare la verità più profonda, un’indicazione a cercare non chissà cosa e chissà dove ma ad andare veramente all’essenza, più vicini a noi, a me, all’anima delle cose, al respiro naturale e vitale.