email facebook twitter google+ linkedin pinterest
Impulse illumina l'inverno
Impulse illumina l'inverno, inaugurazione 03.12 ore 17:00
LAC Lugano Arte e Cultura
Partner principalePartner principale

L’esperienza sensoriale della fiaba

Cristina Galbiati racconta l’installazione.h.g. e il progetto Trickster-p

15.9.2015

Il secondo weekend di inaugurazione, dedicato ai giovani e al contemporaneo, rivolge un’attenzione particolare agli artisti del nostro territorio. È il caso di Trickster-p, un progetto di ricerca artistica che si muove in un territorio di confine e contaminazione tra diversi linguaggi, nato dall’incontro di Cristina Galbiati e Ilija Luginbühl, che per l’inaugurazione del LAC presenteranno la loro installazione teatrale .h.g., una vera esperienza sensoriale.   

“Una delle nostre caratteristiche” tiene a spiegare Cristina Galbiati, cofondatrice del progetto, “è lavorare con lo spazio e con lo spettatore: ci interessa usare lo spazio in maniera diversa rispetto alla platea tradizionale e avere lo spettatore in una posizione che non è solo quella della quarta parete. Spesso, come accade in .h.g. lo spettatore è in movimento”. Una delle caratteristiche del lavoro di Trickster-p è proprio quella di presentare un modo diverso di fruire lo spettacolo e l’arte: non più solo una cosa da guardare ma un elemento che coinvolge tutti i sensi. “Lo spazio, nel nostro lavoro, ha sempre un ruolo fondamentale, è un po’ la chiave di ciò che facciamo: ci interessa capire se sia possibile fare un teatro che non succeda sul palco e in cui lo spettatore sia coinvolto in maniera diversa. Da qui è nata l’idea di creare lavori che siano percorsi. Cosa succede quando percepiamo un’opera non solo stando seduti ma muovendoci, mettendo in gioco tutti i nostri sensi?”.

Al LAC, durante il secondo fine settimana di inaugurazione, presenteranno un’installazione teatrale nata nel 2009 e assente dal Ticino da quattro anni, durante i quali ha toccato 15 differenti paesi ed è stata tradotta in 8 diverse lingue. “.h.g è uno dei loro cavalli di battaglia. Ci ha permesso di viaggiare anche fuori dall’Europa, e questo ovviamente per noi è una grande opportunità, perché ci permette di presentare il lavoro in contesti molto diversi e capire se si tratta di un lavoro in grado di parlare a pubblici diversi. Per noi è un grande privilegio poter fare una riflessione di questo tipo” rivela Cristina Galbiati.

L’attesa è parte integrante dell’installazione, lo spettatore viene accolto in una sala d’attesa, una scelta non certo priva di motivazione: “.h.g è un’esperienza. È importante che lo spettatore abbia un momento di passaggio tra la vita quotidiana e l’esperienza artistica, quindi creiamo una sala d’attesa che serve come una sorta di stantuffo per creare questo transito tra il tempo del quotidiano e il tempo dello spettacolo”, questo anche perché l’installazione prevede una fruizione al singolare: durante il percorso, guidati da una voce in cuffia, non si incontrano attori, ma si rimane soli ad interagire con il proprio immaginario personale. Circa venticinque minuti da soli con i nostri fantasmi, le nostre paure e la nostra immaginazione. Anche grazie a questa struttura, .h.g., nato per tutto il pubblico, è in grado di parlare ad età anagrafiche molto diverse: “è stata una sfida per noi trovare un linguaggio che fosse capace di rivolgersi a un pubblico adulto ma anche ad un pubblico più giovane. La proponiamo a partire dai 9 anni, perché abbiamo visto che con bambini più piccoli l’esperienza non funziona”. 

Prima tappa di una trilogia dedidata alla fiaba, .h.g. nasce come lettura - e rilettura - della fiaba classica di Hänsel e Gretel e si articola lungo 9 differenti spazi fisico-sensoriali: ciascuno è un mondo a sé, un passaggio che immette in universi tra reale e onirico in cui la mente pian piano entra nell’immaginario e da semplice spettatrice esterna, ne diventa parte. “Abbiamo deciso di lavorare su una fiaba perché si tratta di un materiale molto conosciuto che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, ma anche perché troviamo che nella fiaba ci sia sempre qualcosa che risuona, qualcosa legato alla nostra infanzia. Tra le diverse fiabe, Hänsel e Gretel è una di quelle dal lato oscuro più accentuato. Vogliamo mantenere l’idea della fiaba come percorso iniziatico in cui l’oscurità non va negata: è parte della nostra vita”. .h.g. lavora in bilico tra questa ferocia e la lievità di un tratto infantile, per un'esperienza al contempo estetica e sensoriale. 

“La cosa interessante dell’inaugurazione del LAC - e del LAC in generale - è avere in un unico spazio diversi luoghi: una cosa a cui sicuramente in Ticino siamo poco abituati e che ci dà la possibilità, come spettatori, di essere in un certo luogo e vivere cose differenti senza spostarci troppo. Sono molto curiosa di vedere cosa accadrà e come il pubblico riuscirà a seguire il filo rosso del programma del LAC, come si lascerà incuriosire dalla possibilità di avere diverse proposte in diversi spazi”.