Intervista a Carmine Maringola - "Bestie di scena"

17.3.2017

Sala Teatro
Ma  21.03 e Me 22.03 ore 20:30
>Link alla scheda dello spettacolo

Arriva a Lugano “Bestie di scena” della regista palermitana Emma Dante, ormai conosciuta in tutta Europa anche grazie al film “Via Castellana Bandiera” - coproduzione ticinese di Ventura Film - presentato e premiato alla 70a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Lo spettacolo, che ha appena debuttato al Piccolo Teatro di Milano, ci viene introdotto dall’attore Carmine Maringola.

Da dove siete partiti per questo spettacolo?

Siamo partiti da una riflessione sul lavoro e sull’essere attore. Il titolo “Bestie di scena” trae infatti spunto da “Bêtes de scène”, la formulazione francese per animali da palcoscenico. Punto di partenza che poi abbiamo abbandonato quasi subito. Gradualmente siamo arrivati ad una serie di riflessioni, di considerazioni, di sottrazioni, per cui è andato via il testo, la parola e anche i costumi che caratterizzavano  i diversi attori, rendendoci semplicemente degli esseri umani.

L’uomo-attore è completamente messo a nudo ed esposto, anche metaforicamente, sulla scena. Un rimando ad Adamo ed Eva?

Sì, è uno spettacolo ancestrale ma anche una privazione. Adamo ed Eva scoprono ad un certo punto del loro percorso il peccato, partendo dalla nudità. A differenza loro, noi indossavamo dei costumi e avevamo delle sovrastrutture di tipo dichiaratamente teatrali. Non c’è un peccato originale, c’è una condizione, una forza superiore, per cui ci si sveste da tutto. Proviamo la vergogna del confronto con l’altro, il pubblico.

Come avete lavorato con la regista? Anche per questo spettacolo non seguite una sceneggiatura?

Non abbiamo un copione prestabilito. È un metodo tipico di Emma e della compagnia Sud Costa Occidentale di lavorare molto sull’improvvisazione a partire da degli input che ci vengono dati dall’esterno. In questo spettacolo è ancora più evidente perché ci arrivano dei veri e propri stimoli durante tutto lo spettacolo. Ad esempio la spada: noi sappiamo che è un omaggio, un’indicazione all’attorialità, al modo di stare in scena di uno dei miei colleghi che è molto bravo con le spade. Abbiamo costruito un tessuto drammaturgico, libero dal copione o dalla drammatizzazione, o dalla necessità di raccontare una storia. Una novità anche per Emma, che si sa che è molto brava a raccontare storie, a creare intrecci drammaturgici.

Avete da poco debuttato, il pubblico ha risposto come vi aspettavate?

Eravamo perplessi su come avrebbe reagito il pubblico, perché, a differenza della critica specializzata, che vede molto, il pubblico è l’essere puro, incontaminato, che si pone davanti allo spettacolo senza pretese o pregiudizi. Siamo stati in scena tre settimane al Piccolo Teatro di Milano. Oltre 1000 spettatori a serata. C’è chi legge nello spettacolo la condizione dell’uomo punto e basta, chi la difficoltà dell’essere umano in questo preciso momento storico, chi invece lo critica. Siamo contenti!

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