Intervista a Gardi Hutter - "La sarta"

25.1.2017

In questa intervista Gardi Hutter, la celebre clown svizzera, ticinese di adozione, ci parla della sua carriera, del suo spettacolo che ha registrato il sold out e... annuncia una futura coproduzione targata LuganoInScena.

Da 31 anni vive ad Arzo, che cosa la lega al Ticino e che cosa rappresenta per lei  questo suo primo spettacolo al LAC?

Arzo è un paese piccolo, ma vivo, vissuto, dove ci si conosce un po’ tutti e facciamo tante cose assieme. Si tiene anche l’annuale festival di narrazione organizzato nel nucleo del villaggio. Sono sempre felice di potermi esibire a “casa”. Sono contenta che Lugano abbia nuovamente un bel luogo grande, dove fare teatro.

“La sarta” è stata creata nel 2010. Com’è cambiata in questi 7 anni?

Più la storia di uno spettacolo clownesco è lunga, più diventa bello. Pensate che salgo in scena con “Giovanna D'ARpO” da 35 anni. La storia, l’arco drammaturgico, è la stessa, ma ad ogni rappresentazione si arricchisce di dettagli, gag, sfumature. Ora che lo spettacolo mi è entrato dentro, sono più libera e posso improvvisare di più con il pubblico.

Perché ha deciso di fare la clown-attrice?

La mia è una formazione classica. Mi sono diplomata in teatro all'Accademia di Arte drammatica a Zurigo, oggi ZHdK. Come giovane attrice dal talento comico, l’offerta di ruoli era quasi pari a zero. Ho capito che quello che desideravo recitare non esisteva e che dovevo scrivermelo.

Come definisce la figura del clown?

Il clown è un attore tragicomico: esagera la tragicità finché diventa comica. Come diceva Samuel Beckett “Non c’è niente di più comico dell’infelicità”. Spesso si associa la figura del clown al circo. In realtà il clown non è nato sotto il suo tendone, ma nelle feste arcaiche, nelle piazze e nei baracconi. Il circo è un fenomeno abbasta moderno, ha circa 240 anni. Shakespeare nella versione originale dell’Amleto chiama i due becchini “primo clown e secondo clown”. Ho chiesto a diversi professori di scienze teatrali di farmi la genealogia dei pagliacci – fool – clown – Augusto – buffoni, ma dicono che è impossibile. Durante il periodo della Commedia dell’arte, gli attori viaggiavano in tutta Europa. Queste figure si sono mescolate sin da subito, ognuna ha preso un po’ dall’altra. Non è chiara l’evoluzione.

È dal 1981 che gira il mondo raggiungendo ad oggi più di 3500 rappresentazioni in ben trentadue paesi. Ha mai dovuto adattare i suoi spettacoli? Che cosa racconta “La sarta”?

Come clown non parlo o parlo poco. Ciò che distingue le nazioni e i popoli è la lingua. A parte questo, siamo molto simili: vogliamo tutti mangiare, bere, divertirci, amare  ed essere amati. Sia che mi trovi in Cina, in Brasile o in Svizzera, il pubblico ride esattamente negli stessi passaggi.
Racconta la storia della sarta Giovanna, che scopre che è arrivata la sua ora e cerca di contrattare con la Morte, la sua ultima sigaretta, la sua ultima cena, ecc. Sembra uno spettacolo nero, ma fa ridere tutta la sera.  “La morte” è l’ultima sfida di un clown. Credo che il ridere sia proprio nato di fronte alla Morte. È una conquista da parte dell’essere umano. La risata si fa quando non si riesce a risolvere un problema, e la morte è insormontabile.

Questo suo solo è stato codiretto da Michael Vogel, direttore artistico della Familie Flöz, che ha presentato “Hotel Paradiso” al LAC durante le vacanze natalizie

Sì, Michael è il mio regista. Artisticamente siamo molto legati! Il nostro prossimo spettacolo insieme…sarà coprodotto con LuganoInScena e debutteremo proprio al LAC! Ma facciamo un passo per volta: “La sarta” è uno spettacolo triste, paradossalmente divertente, si ride di gusto. A fine spettacolo c’è spesso gente che mi dice che ha riso, ma anche un po’ pianto. È il massimo a cui posso auspicare!  

Sala Teatro
Do 29.01 ore 17:00
>Link alla scheda dello spettacolo

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